venerdì 30 novembre 2007

Latte e Marie

Giornate di latte e Marie. Ci sono sapori che racchiudono un mondo, un periodo, che ti concedono una piacevole inversione, che permettono incantevoli apparizioni. Nei pochi minuti di calma che mi concedono queste giornate mi regalo una regressione, mi dedico un ritorno all’infanzia, che, adesso, non sono altro che un marcato ritorno al materno. Così mi sono tolta una “voglia” e mi sono comprata un pacco enorme di biscotti e la sera, quando torno stanca dall’ospedale, e non ho nessuna voglia di cucinare, mi sfamo a caffellatte e Marie spezzettate che richiamano alla mia mente ricordi che oggi mi proteggono e mi scaldano un po’. Come stasera, in queste stanze della casa che ha ospitato i miei primi passi, i miei pomeriggi di studio, il mio amore di adolescente e che stasera mi parlano così tanto di noi tre. Così mi sono messa accovacciata al tavolino del salotto, come da piccola, quando accompagnavo i pochi bocconi alle immagini dei miei cartoni ed ho respirato ricordi. Che strano abitare questa casa da sola, inalarne le memorie, percorrere con lo sguardo ogni centimetro di questo spazio che adesso mi sembra così vuoto, nonostante le voci che mi affollano i pensieri e Bube che continua ad abbaiare, mannaggia a lui, è quasi mezzanotte.
Ascolto Galimberti che parla di Nietzsche su La7 e aspetto che arrivi il sonno a portarsi via questa giornata che, nonostante difficile da gestire e digerire, avrei voluto non finisse mai…come domani.

4 commenti:

Giovanna ha detto...

Dolce amica mia,
vorrei poterti dare la forza, la speranza e l’amore per affrontare questo volo. Vorrei avere quella torcia che più volte simbolicamente mi hai consegnato per illuminare il cammino quando che si faceva incerto e buio. Vorrei trovare le ‘giuste’ parole per sostenere il dolore e le paure che ti avvolgono, ma nessuna tra quelle che conosco riesce a concretizzare questo mio ‘sentire’ e ‘sentirti’. Vorrei avere quelli che tu ieri hai definito i ‘tuoi strumenti’, forse mi permetterebbero di dare un contorno verbale a questo senso di impotenza che empaticamente sto sentendo davanti alla sofferenza di una persona cosi tanto amata; ma in questo momento ‘il dolce sapore di una sorellanza’ riesco a concretizzarlo solo nel salato delle lacrime.
Quanto amore ho respirato ieri in ospedale. Come eravate belle Barbara! Tre donne, tre generazioni, tre vite. Tua nonna che, sorda come una campana, raccomandava a bassa voce a tua madre di mangiare il brodo che le aveva preparato; tua mamma, che vede con difficoltà, ti cercava con lo sguardo per assicurarsi che tu andassi a casa presto; l’amore che soffre per il dolore di chi si ama. Barbara non ho fedi da prestarti, non ho Dei da ‘pronto soccorso’ da usarsi in caso di bisogno , non ho frasi di circostanza, ho soltanto il mio braccio da porgerti.
Ti voglio bene.

“Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca. “

(Vincenzo Cardarelli – Gabbiani)

Anonimo ha detto...

lo so che è un momento difficilissimo quello che stai attraversando, ti sono vicina, ....che amica speciale hai,una bella persona.....
Ivana ha la testa dura, ha fatto amicizia con Bice, tutta contenta è riuscita a tenerla in braccio... un abbraccio
Anna

Susanna ha detto...

Cara amica mia, compagna di un viaggio che sole non avremmo forse saputo affrontare o avremmo affrontato senza tutte le risate, la rabbia e gli sguardi complici, chiuse dentro quella terribile stanza, oggi, nella realtà di oggi, quando mancano le parole, ho voglia solo ti abbracciarti forte.
Susanna

Anonimo ha detto...

Cara Barbarina,
non puoi immaginare quanto capisca il tuo dolore.
Ti abbraccio forte e ti prego, bacia per me la tua dolcissima mamma.
Ti voglio bene
Cristina