sabato 7 febbraio 2009

Nel nome del padre

L'ultima parola è stata semplicemente “amore”, un flebile saluto a fior di labbra, in risposta ad un bacio leggero e tenerissimo che le ho appoggiato sulla fronte rovente di febbre. Era il giorno dopo l'Epifania, un mercoledì assolato, un giorno in cui, gli anni precedenti, ci dedicavamo a ricomporre l'albero di Natale che aveva preparato con cura per illuminare i giorni di festa, riponendolo nelle scatole e dandogli appuntamento all'anno successivo. Poi, dopo quel saluto affettuoso, il sonno, il niente, il buio. Nessun gesto, nessuna movenza, nessuna parola, per altri sei interminabili giorni.
Finita la scuola salivo le scale di quell'ospedale sapendo che là avrei trovato solo il corpo di mia madre, scarno, sofferente, teso in un respiro affannoso ed adagiato su di un materasso appena sostituito per evitare il decubito. Mia povera creatura ferita, continuo a rivivere il contatto con le tue mani ormai senza vita, incapaci di rispondere alle mie continue e concitate carezze. Così, quel mercoledì pomeriggio, mia madre mi ha salutata per l'ultima volta e si è spenta, morendo, nonostante il certificato riportasse, nella freddezza del linguaggio burocratico, una data diversa, quella in cui il suo cuore si è fermato nel nostro ultimo abbraccio.
In quei giorni di intensa sofferenza e di dolorosa pietà, impegnati con ogni possibile sforzo ad evitarle il dolore, ho pensato più volte a come possa un uomo accompagnare quotidianamente una figlia ormai spenta per diciassette lunghissimi anni. Lo chiedevo anche al mio di padre e insieme abbiamo nutrito una profonda vicinanza ad un dramma così intimo, ma ormai così condiviso.
Così mi sento offesa da quelle parole, indignata da tale delirio di onnipotenza, mi sento umiliata da tale insuperabile arroganza, dilaniata da tale oscenità. Così quel padre non ha avuto gravami, non ha dovuto sobbarcarsi alcun peso in questi interminabili diciassette anni; non lui ma alcune generose suore hanno curato Eliana permettendole di vivere, mentre suo padre, indegno, ingrato, lotta per farla morire. Credo sia arrivato il momento di reagire. E queste parole buttate così di getto in questo spazio pubblico, nonostante siano tremendamente intime, sono la mia risposta a questo infinito scempio, sono il mio piccolo regalo ad Eluana ed al suo papà, la mia dimostrazione di infinita pietà.
Nel nome del Padre, quello a cui rivolgete le vostre preghiere, smettetela di tormentarci con le vostre false prediche, smettetela di offendere quotidianamente questo paese, nel nome del Padre, abbiate il coraggio di rispettare quel corpo divenuto di donna, nell'attesa della fine.

10 commenti:

Spippy ha detto...

Mi hai fatto piangere.

Sei una grande persona Barbara.

Non ti conosco ma sento che è così-

Anzi, ne sono certa.



"littlelittlebaby@live.it"

Quando e se avrai voglia di parlare, di tutto o di niente, io ci sarò più che volentieri.

Ti abbraccio.

Susanna ha detto...

Sì, è vero, io ti conosco, e so che grande persona sei!

Sono sconvolta da quello che è successo in questi giorni, sono arrabbiata, sono scoraggiata, ho voglia di reagire e allo stesso tempo mi sento impotente. Mi sento offesa dalle parole che ho sentito, dall'arroganza, dalla crudeltà, perché di questo si è trattato, cattiveria, e poi ipocrisia, tanta ipocrisia... Che cosa è questo nostro paese? Che cosa sarà? Davvero l'unica soluzione è andarsene? Davvero ci aspetta il baratro?

Ti abbraccio forte

Susanna ha detto...

Dimenticavo... E' bellissima la foto che hai messo, sei proprio tu :-)

Bk ha detto...

Ora c'è la tua foto...
scusa dovrei parlare del tuo post...
ma vedo una foto quando non c'è mai stata neanche l'email...
:-D
bentornata Barbara...

Anonimo ha detto...

Baby, anche a me hai fatto sgorgare le lacrime...ti voglio bene. Un abbraccio lilla.
Francy

il monticiano ha detto...

Come non essere d'accordo con te riguardo l'obbrobriòso comportamento di certi personaggi riguardo la tristissima vicenda di E. e del suo papà con il solo scopo di sfruttarla per propri fini politici.

Silvia ha detto...

Mi spiace per tua madre Barbara, posso immaginare come ti senti e ti sono vicina per quanto possibile...

Bentornata e grazie per essere passata da me.

Un abbraccio, a presto!

Un cuore in viaggio ha detto...

sai cosa ho pensato a prorposito di questa triste situazione: ma come mai la Chiesa accetta che una vita sia artificiale, cioè perchè si ostinano anon capire che in quelle condizioni ci sono funzioni vitali così tanto debolida non poter essere definita vita , ma già morte! ho perso mio padre lo scorso 30 dicembre...dopo 17 anni di malattia atroce che lo ha mangiato avidamnte boccone dopo boccone...mi dicevo sempre se papà avesse coscienza vorrebbe morire e ne ho avuto la conferma un giorno, che in una "bolla" di lucidità disse a mia madre "dammi una pistola"...il giorno pima di morire, poche ore prima di entrare in agonia, nel delirio mio padre cantava una vecchia canzone d'infanzia "vivere" ma la canzone diceva "vivere sempre così e giocondo, ridere delle follie del mondo...vivere finchè c'è goiventù, perchè la vita è bella e la voglio viveresempre più!" ecco vivere...ma la vita! perdonami per esermi dilungata...ma troppe cose lette mi hanno fermata qui...un caro saluto

Elena ha detto...

In merito al caso di Eluana, io credo che nessuno abbia il diritto di condannare a morte un'altra persona, a maggior ragione a una morte così disumana, lenta e brutale, per fame e per sete. Ci sono persone nel Terzo mondo che sanno cosa vuol dire, per causa nostra. Eluana sembra non aver sofferto, almeno così dicono, ed è stata più veloce del previsto. Io non giudico il padre, ma tutta questa storia e lo scalpore che ha provocato non dovrebbero realmente aver ragione di esistere, dato che non spetta a noi scegliere la data di morte di qualcuno, spetta a Chi ci ha dato la vita decidere questo.
Io credo che finché c'è vita c'è speranza e che quella di Eluana fosse una forma di vita diversa (come quella di molti altri). Dall'esterno può essere facile a dirsi..invece spesso dall'interno è difficile, perché il dolore e la debolezza prendono il sopravvento e una persona non vede altro che questo..e perde la speranza. La propria speranza nella vita.
Sono state dette tante cose, e quello che credo è che va contro ogni logica, soprattutto quella dell'amore, decidere quello che è stato deciso.
I medici tentano di salvare vite umane di solito, non è forse per questo che è nata la scienza della medicina? Non lo so più.

Anonimo ha detto...

Ero troppo curiosa per nn venire a visitarti..ed era tutto come mi aspettavo: fantastico e schietto proprio come te.
Grazie x questo regalo, è una cosa molto intima e l' ho apprezzato molto.
Sono contenta che ci sei, sei davvero una bella persona.
Un abbraccio forte
Fede