mercoledì 24 ottobre 2007

Di nuovo una kefiah

Sono sommersa dai pensieri, alla ricerca, ancora una volta di uno stabile baricentro, di una prospettiva in grado di ampliare il raggio dei miei sguardi. Sono stati giorni di sorprese, questi appena passati. La sorpresa di sentirmi, mai come quest'anno, debole e insicura nell'affrontare questa nuova avventura a scuola, sempre meno tollerante nei confronti dei miei ragazzi che mi stupiscono, ogni volta, con i loro comportamenti insensati. Ogni tanto cerco la Barbara di quindici anni fa nei loro sguardi, la intercetto con avidità per vedermi ancora un po' in loro, per capire come sono cambiata, che cosa mi sia successo in questi anni, quali percorsi mi abbiano portato fin qua. Allora mi ritrovo dietro quella kefiah che avvolge il viso di Gaia ogni mattina, in quella acerba iniziazione alla politica che mi faceva essere così insopportabile ai miei compagni alla sua età, ma che mi rendeva così fiera, in quella sensazione di abitare i margini che ancora oggi rivendico con orgoglio. Mi chiedo se avrei o meno fatto sciopero contro il decreto Fioroni. Ho raccontato loro i miei, di scioperi, i nostri, così diversi ma anche così simili a quelli che oggi li tengono fuori dalle aule scolastiche. Ho parlato loro di quel gelido gennaio 1991 con le mani immobilizzate dal freddo a suonare la chitarra in quella piazza piena di noi, a intonare quel geniale "Saddam Hussein Party" che qualcuno (forse il Mignetti? Forse Lapo?) aveva così abilmente strumentato. Ho detto loro che sicuramente oggi non avrei scioperato contro la seconda guerra del Golfo, ma questa è un'altra storia, è la storia di come si cambia nel corso degli anni, è la storia di come si abbandona la kefiah e si vota per il pacchetto welfare. Gaia dice che sono una "cerchiobottista" e da una fan di Turigliatto non posso che aspettarmi questo; ma mi piace questo mio confrontarmi con lei, che è un po' come parlare a me stessa indietro nel tempo. Peccato che Gaia sia una perla rara, ma la ringrazio, insieme a pochi altri, di aiutarmi ad amare ancora questo lavoro e insieme ad esso, anche un po' me stessa.

4 commenti:

labò ha detto...

"Se penso a quella che eri e a quel che ero che compassione che ho per me e per te Eppure a volte non dispiacerebbe Essere quelli di quei tempi là Sarà per avere quindici anni in meno O avere tutto per possibilità. Perché a vent'anni è tutto ancora intero. Perché a vent'anni e tutto chi lo sa, a vent'anni si è stupidi davvero...".
Saluti

Anonimo ha detto...

..mi chiamo irene e sono un'alunna di un liceo linguistico di verona. ho letto solo questo tuo post ed è davvero bello. scrivi molto bene.
è bello vedere come una profe riguardi attraverso i ricordi il suo passato. ..anche perchè noi alunni non possiamo immaginare come i profe fossero da giovani. alla nostra età..magari sessantotini.
..sarebb bello trovare altri diari di profe in giro.
irene
ps: sono pure io un'indossatrice di kefiah!

Anonimo ha detto...

ciao, sono passata qua per caso; ho 15 anni e indosso la kefiah anche se fuori ci sono 30 gradi.. e' un simbolo, mi distingue dai miei coetanei che pensano solo a essere alla moda. ho un professore, o meglio una professoressa che a suo tempo occupava le scuole e cantava le canzoni partigiane per manifestare, mi spinge ad andare avanti, la gente per strada, i miei compagni di classe, tutti pensano che sia diversa per le mie idee.
sarei voluta nascere in tempo per fare il sessantotto, per combattere per cio' in cui si crede.. ora e' piu' difficile, perche' non e' un e' un sentimento comune quello di voler riformare la societa'. mi piace che la gente mi guardi male per come vesto o per la maglietta di che guevare, mi fa sentire orgolgiosa e forte, quasi invincibile.. beh.. mi piacerebbe sapere se hai letto questo commento, se ti va rispondimi con un altro commento. io aspetto

Anonimo ha detto...

aggiungo che sara' fortunata la sua Gaia ad avere una professoressa cosi'.. che la capisce