sabato 16 settembre 2006

Albe e pensieri

Ancora non albeggia quando salgo in macchina e comincio a guidare. Mentre il motore corrode chilometri di asfalto, il sole comincia ad illuminare lo spazio immenso dei miei luoghi, riscaldando le pinete, il lungo mare, le campagne, le colline. Ogni mattina mi godo l’arrivo di un nuovo giorno sulla mia meravigliosa terra di Toscana e comincio a recuperarne i colori e gli odori, così diversi da quelli a cui mi sono abituata negli ultimi mesi.
Ho ricominciato a convivere con antiche movenze, anche se con enorme difficoltà. Movenze familiari ma, da tempo, poco rispondenti al mio nuovo modo di abitare il mondo. Da quando sono tornata da Londra vivo nella casa dove ho mosso i primi passi e ho respirato l’aria inebriante della crescita, divido le giornate con i miei genitori, tentando di difendere la mia autonomia con le unghie e con i denti, nell’attesa di recuperare le ampie pianure di una più sicura indipendenza, legata ad una personale gestione dei tempi e degli spazi. Ho di nuovo riscoperto il piacere dei rituali legati a questo luogo, come la corsa lungo mare al tramonto, nell’attesa che il sole cali, per vedere la mia ombra proiettata sull’asfalto. Ho iniziato di nuovo un’avventura come insegnante e ne sono molto felice, soprattutto dopo giornate come oggi, quando ho letto, negli occhi interessati dei miei ragazzi, il risultato dell’entusiasmo che metto in questo lavoro. Ho visto di nuovo i miei amici e ho affrontato l’inusuale sensazione di un profondo scarto che, nonostante l’affetto, si sta materializzando tra le nostre vite.
Ho di nuovo costruito un pesante alterco, forse spinta da un’aggressività che in questi giorni non riesco a controllare e che è nutrita quotidianamente da quei mulinelli di idee che mi scuotono la testa e che sono accelerati dalla quotidiana preoccupazione per la malattia di mia madre. In tutto questo sto cercando di riempire quel vuoto enorme che la fuga da Londra ha generato ed ogni sforzo si sta facendo vano. Non sarò mai sazia di quei giorni, di quel turbinio di pensieri che mi riportano alla mente quelle giornate. Perchè ricordo? Perché ricordo tutto? Perché, ancora una volta, esattamente come tre anni fa, questo commiato ha sciolto i lembi del mio essere, condannandomi all’incompiutezza? Vivo ancora nel tentativo di sanare la ferita del distacco, di smuovere le emozioni di quei momenti, ancora così fresche, per vedere che cosa queste abbiano lasciato sullo sfondo, alla ricerca di armi per combattere questa nuova battaglia. A volte capisco così poco di me che vorrei posizionarmi sotto lenti indagatrici in grado di sezionarmi e svelarmi almeno ai miei occhi, se non a quelli degli altri. Ma lo sforzo di sciogliere e poi riannodare i miei frammenti risponde oggi alla necessità di una rinascita sotto un altro cielo, oramai non più procrastinabile, nonostante questo insensato tentativo di riannodare un filo di una trama passata.

1 commento:

efe ha detto...

Un post bellissimo, veramente. Anche a me piace vedere arrivare il nuovo giorno (benché io abiti une paese piutosto brutto). Sempre mi pare che tutto comincia di nuovo. E che quello che credevamo impossibile il giorno prima, torna a essere possibile.
Mi spiego male, lo so.