Mercoledì scorso i ragazzi di prima erano alle prese con il compito di filosofia, da Eraclito ai fisici pluralisti. Un bel pezzo di filosofia antica, con quel macigno di Parmenide che, se non ridotto a frasi imparate a memoria e mai dimenticate (ma anche mai capite!!!), non è proprio un filosofo di facile digestione. Cerco sempre di controllare i miei ragazzi: niente cellulari sul banco, niente fotocopie o libri sotto, solo il foglio protocollo e quello della verifica che ho appena lasciato. Io utilizzo l’ora del compito per studiare e, sempre, ad ogni occasione, girello tra i banchi con un libro in mano, inframezzando la mia lettura con occhiate furtive per evitare passaggi, chiacchiere, copiature. Sono molto attenta, ma sicuramente più di una volta sono riusciti e fregarmi. E’ scritto nel normale ordine delle cose: gli studenti copiano, o provano a copiare, i professori controllano, o si sforzano di controllare. Alla loro età elaboravo ogni strategia: fogli, foglietti, fogliettini, romanzi scritti sul banco, appunti sui vocabolari, occhi come telescopi in grado di carpire una formula di matematica dal compito del compagno più bravo (a cui tutti volevamo stare accanto il giorno del compito e il più lontano possibile i restanti giorni dell’anno!!), orecchie puntate al più fioco mormorio. Mercoledì vedo S. che cerca furtiva di leggere qualcosa dentro lo zaino, la richiamo ma la lascio continuare. Poi mi alzo, mi metto a leggere, cerco di dare l’idea che non sono interessata ai suoi maneggi, che guardo tutt’altro. Poi mi volto di scatto e la sorprendo con un biglietto che lei cerca di nascondere stringendo il pugno. Ora non posso più fare finta di niente: le chiedo che cosa stesse facendo, lei fa finta di non capire, le chiedo di farmi vedere che cosa tiene in mano, lei in un primo momento rifiuta, poi cede e apre il suo tesoro. Un minuscolo foglietto, scritto al computer con un carattere minuscolo dove aveva trascritto la definizione di materialismo e meccanicismo (e brava la mia bimba, aveva capito quanto importanti erano per me queste definizioni!). Me lo porge, muta e rossa in viso e dice: “prof. Ma non l’ho guardato!! Lo giuro!!”. Sì, viva la fantasia…allora lo teneva lì, fra le dita, per scacciare l’ansia, al posto del mangiarsi le unghie. “Non importa. Non rispondere alle domande sulle definizioni, perché non te lo posso valutare”. Chiuso. Non voglio fare scenate, non voglio che si senta umiliata di fronte alla classe, non voglio che si senta tutti gli occhi addosso. S. è dolcissima, ha un viso pulito, fresco, i capelli sempre raccolti sul capo. E’ figlia di una famiglia di tunisini che si è trasferita sulla laguna molti anni fa, quei tunisini integrati (che Carlo Mazzacurati mi ha fatto così amare nel suo gioiello “La giusta distanza”) che però per noi sono ancora stranieri. Anche per Antonio, il collega in pensione, simbolo della sinistra solidale e tollerante, che si ostina a salutarla in arabo, senza rendersi conto di quanto la offenda, perché lei l’arabo lo sa a malapena e il suo saluto è un semplice “ciao”, come per i suoi amici e i suoi compagni di classe. Mi piace tanto S. e anche io piaccio tanto a lei. Una volta mi ha detto: “prof. come è bella la filosofia spiegata da lei!” dando al mio Narciso una spinta incontrollabile. Ci piacciamo, ce lo diciamo con i gesti e gli sguardi. Ed è stato bello il giorno dopo il compito, aprire la posta e trovare una sua veloce e concisa e-mail: “prof, sono S..... mi dispiace per quello che è successo ieri durante il compito... le chiedo veramente scusa e spero veramente che lei non si sia arrabbiata... le prometto che non succederà mai più. Baci”. Il mio è proprio il lavoro più bello del mondo.
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4 commenti:
Beh, messa giù così, hai proprio ragione sul tuo lavoro :)
prima di atene non avevo mai insegnato e adesso insegno italiano ad adulti - o quasi adulti... è vero, è un bel lavoro, ma troppo troppo troppo sottovalutato...
ciao barbara, spero che tu stia bene.
riesci sempre ad emozionarmi, stavolta gli occhi lucidi sono accompagnati da un sorriso di tenerezza. e' sempre bello bello bello leggerti.
Laura
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