giovedì 4 giugno 2009

Consacrazioni

Modulo parole da anni, mi concedo piacevoli immersioni nella mia scrittura, lascio decantare le mie emozioni per poi osservare il residuo intricato dei miei lemmi rimasti sullo sfondo, compongo musiche scordate con la mia voce, convinta, come sono, che tutto viva solo attraverso e nel linguaggio. Riprendo tra le mani l’heideggeriano “Unterwegs zur Sprache” (“In cammino verso il linguaggio”) e cerco di farmi strada nei suoi sentieri intricati, oltre che “interrotti”. Cerco ristoro nel significato profondo di quest’opera, senza dubbio una tra le più ispirate, non solo dello stesso Heidegger, ma di tutta la letteratura filosofica contemporanea. “Nessuna cosa è (sia) dove la parola manca”, recita un verso di poesia citato da Heidegger ed io, immersa in questo scritto, penso a quanto sia violento il silenzio, quanto siano innaturali le parole strozzate e non pronunciate, quanto sia prepotente serrare le labbra in un arbitrario mutismo. Così in fuga dai miei fantasmi cerco riparo nella mia scrittura, cercando di tradurre l’indicibile, di smascherare le menzogne recitate in primo luogo a me stessa, di costringermi a dare luce ai miei silenzi, di condannarmi a fare luce sui miei abissi, convinta (heideggerianamente) che l’essere si manifesti solo nel, e attraverso, il linguaggio e i suoi accordi. Mi piacerebbe che tutti si consacrassero a questa religione della parola. Non ti sbagliare, non ti lasciare abbagliare da un fatale errore di prospettiva: l’eroe di cui cantare le gesta, questa volta, è lei che ha scritto quello che ha scritto, non chi fugge senza neppure una parola di congedo.

“L’amore parla molto, è un discorso. Si dichiara, e spesso culmina in questa dichiarazione in cui finisce: atto linguistico altamente ambiguo, quasi indecente” (J. Baudrillard, Le strategie fatali).

7 commenti:

fabio r. ha detto...

kein ding sei, wo das wort gebricht.... è stefan George, uno dei miei "amori poetici" della scuola viennese... che bella!
in realtà forse sarebbe meglio dire: nulla sia dove la parola cessa (il verbo che usa è volutamente antiquato, somiglia a brechen, rompere, ma anche smettere.. ).
che bella immagine, l'iperbole adamitica della torah. l'uomo da' nome alle cose che quindi prima non esistevano... se smette ci chiamarle esse cesseranno di essere!!
il Logos.
ciao

Baol ha detto...

Anche a me piace modulare le parole.

Un abbraccio

Carlo De Petris ha detto...

Sapessi scrivere bene come te, mi consacrerei certamente di più :P

Scrivevo meglio a 18 anni: studiare ad ingegneria mi sta imbarbarendo O_O

Bk ha detto...

Purtroppo e per fortuna non vive tutto attraverso il linguaggio.
Un bacio Bk

Federica ha detto...

pure a me paice cercare sempre la sfumatura giusta... solo che a volte cerco tutte queste sfumature anche nelle parole degli altri... e rimango fregata! non so se è una mia impressione/mia sfiga ma mi sa che gli uomini tutti sti pensieri non se li fanno, e così mi ritrovo a cercare significati nascosti dietro una parola... e lui intendeva dire quello, proprio quello e solo quello e niente di più ^___^

Yuki ha detto...

Sai Barbara, queste tue parole arrivano proprio nel momento giusto...

Grazie.

Gian Maria Turi ha detto...

E la vanità?